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The Bride

Angela Leucci è nata in un paesino della bassa Sassonia il 13 ottobre del 1989 e lì è cresciuta. Veramente l’anno sarebbe il ‘79, ma uno più uno meno... Fin da piccola, dimostrava una spiccata passione per le arti, che, tuttavia, è sempre stata inferiore alla sua bellezza, ma, per fortuna, superiore all’altezza. Si è laureata in Lettere Moderne con una tesi in Filologia Romanza, dal titolo “Pietro da Trani. Trattatello di confessione. Edizione criticaâ€, e attualmente è corrispondente per il quotidiano “La gazzetta del mezzogiorno†e direttrice della rivista "Talkink". Quando non scrive, gira cortometraggi e video art, canta in un coro gospel, ascolta Angelo Badalamenti nel bosco di lecci, fa animazioni in Flash, compra collants, beve the alla papaia. È un’appassionata di brachigrafia medievale e adora gli orecchini pendenti. Ha paura del buio, delle altezze, delle armi, dei luoghi chiusi e di invecchiare, non necessariamente in quest’ordine. Ha pubblicato con Akkuaria "Nani, ballerine e altre suggestioni".
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lunedì, 23 novembre 2009 at 14:15


~**~

PHASE35 CAN SAVE YOUR LIFE (articolo pubblicato su Gazzetta del Mezzogiorno)

Uno spot può salvare la vita. Nasce così il contest creativo del sito HIVideo per la migliore campagna di comunicazione sociale sull'Aids. Tra i partecipanti, ci sono tre giovani di Lecce, dei videomakers che operano sotto il nome di Phase 35 mm, ma che al secolo sono Andrea Cananiello, Enea Garrapa e Salvatore Logica. Questi trentenni, hanno realizzato, su un'idea dello sceneggiatore Daniele Portaluri, un piccolo spot per la sezione di Lecce dell'associazione Lila (Lega Italiana Lotta all'Aids), da mandare su internet, una sorta di “pubblicità progresso” per sensibilizzare tutti e soprattutto i più giovani, all'uso del profilattico. In un Salento addobbato da vecchio West, si muovono un uomo e una donna, sfidandosi a mezzogiorno di fuoco, ma la vera posta in gioco è l'amore oltre che la vita, poiché la sindrome di immunodeficienza acquisita ha reso il binomio inscindibile. Per vedere e votare il video basta seguire il link http://www.hivideo.it/video.php?codice=MgdCqQxnncc. Phase 35 non è nuova a campagne del genere, una tra le più belle quella per Bikaloro nell'ambito del progetto di contrasto alle mutilazioni genitali femminili.

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domenica, 22 novembre 2009 at 16:37


~**~

IL RITORNO DELLA LINGUISTA

Qualche anno fa, appena terminata l'università avevo un grande sogno. Mi sarebbe piaciuto moltissimo continuare con la materia dei miei studi, la linguistica italiana, la grammatica storica, la filologia romanza. Non saprei spiegare perché non ho realizzato il mio sogno, ho fatto qualche concorso per ricercatore o per dottore di ricerca e non è andata a buon fine. E poi quest'anno mi è preso un desiderio, riprendere a scrivere di queste cose.

Così, mi sono rimboccata le maniche e ho scritto un paio di saggi che usciranno sulla prossima miscellanea della Società di Storia Patria per la Puglia. Uno lo inserisco sul blog. Vengono citati un paio di blog di Splinder: ci tengo a precisare che questi blog sono esemplificativi della lingua dei "cciovani", il mio commento non è assolutamente dispregiativo, ma cerco di analizzare un fenomeno molto diffuso e le possibili soluzioni di un problema - scuola. La lettera di guerra viene da un vecchio lavoro di gruppo dell'università che ho riscritto e naturalmente corretto perché c'erano una serie di cazzate.

Forse non sono diventata linguista perché non sono abbastanza brava, chi lo sa? Una volta, in un locale, una ragazza disse a un uomo non proprio rifinito che lei era linguista e lui di rimando: "Ah. Sei lesbica?". Ecco, questo dovrebbe riassumere la mia condizione, anche se come ho detto la lesbica ultimamente va di moda, non sono riuscita a diventare neppure quello. Chissà poi perché.

La scarsa consapevolezza e il rifiuto della lingua nell'italiano dei semicolti, ieri e oggi

Viaggio nell'Italia della Grande Guerra, attraverso le parole di chi la scrisse/navigazione nell'Italia di internet tra contraddizioni e idioletti.

“Signorina veniamo noi con questa mia adirvi che scusate se sono poche ma 700mila lire; noi ci fanno specie che questanno c'è stato una grande moria delle vacche come voi ben sapete.. Questa moneta servono che noi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.; Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi)”.

La lettera di Totò e Peppino alla “malafemmina”, nel celebre film che non ha bisogno di presentazioni, può essere considerato come il manifesto del cosiddetto italiano dei semicolti, anche se molti fenomeni tipici mancano all'appello.

Saltano subito all'occhio il tipico smarrimento interpuntorio, l'agglutinazione congiunzione – verbo, il lessico burocratese, la finale indistinta, peculiare nel napoletano e, più in generale, nei dialetti meridionali non estremi, ma comune anche in altri testi scritti da semicolti in altre parti d'Italia.

La consapevolezza dell'italiano non è nata insieme all'Unità, benché la codificazione della lingua sia avvenuta molto prima, precisamente nel 1525, anno di “uscita” de “Le prose de la volgar lingua” di Pietro Bembo.

Neppure due guerre mondiali, con il loro carico umano che si mescolava nei differenti battaglioni, di stanza nei diversi angoli del globo, servì a cementare questa coscienza. Forse perché i soldati semplici provenivano, per lo più, dalle masse incolte e il loro italiano regionale era talmente marcato da far percepire solo la differenza, non la similarità tra i linguaggi.

“Totò, Peppino e la malafemmina” testimonia appieno questo fenomeno della scarsa consapevolezza dell'italiano: i due comici si recano a Milano armati di colbacco e scambiano un vigile urbano per una guardia austriaca, segno che i due non sono convinti di essere nella stessa nazione del vigile. Questa differenza non era concettuale, ma meramente linguistica.

La consapevolezza dell'italiano nasce, come afferma Tullio De Mauro con l'avvento della televisione. La lingua viene, da quel momento, assimilata da nord a sud grazie alle trasmissioni Rai, soprattutto “Non è mai troppo tardi”, ma questa è un'altra storia. Quella che vi raccontiamo ha in sé un esempio dell'italiano dei semicolti, quest'ultimo entrato di fatto, a titolo esemplificativo in moltissimi testi di linguistica alla stregua delle fonti letterarie colte.

Quella che segue è la missiva di un soldato salentino di stanza a Salerno durante la Grande Guerra. Il presunto scrivente è Giuseppe Carluccio, destinataria della lettera è la moglie Concetta Circhietta, residente a Vaste. Il documento in questione è una cartolina postale redatta a Salerno il 4 febbraio 1917, dimensioni: 16,7×10,9 cm.

Recto:



Salerno 4/2/17 Mia Concetta carissima


in questo momento mi e ziunta tua cartolina


quale mi dice che stai bene come pure ti posso dire

altretanto di me. Poi me ne sono conzolato che la

5

Annunziata si acalmata e non piange più lanotte


significa che sta meglio non limporta che non mi fece


dormire quando cero io purche sià querita, poi me ne sono


conzolato che la capra e uscita alla luce questanno e crescer-


ti la capretta, poi fane come ti recoli. un'altra cosa

10

questa notte mi sofatto un sognio di male


umore mi o sognate molte fiche ferdi e molta


carne e sto con penziero che non sia esocesso niente


infamiglia, o dovrà socedere qualche altra cosa, che


questi sogni li tengo per malurio, perciò fammi sapere

15

notizie subito e dimmi tutto (quasi ai sogni non bisgnio mai credere



Verso:



e come e rimasto Alfio alla visita


e alle lettere che mi scrivi desidero


sapere tutti i penzieri della nostra


famiglia spiecarmi un po di tutto

5

non altro salute molto mio


socere mia socera cognati e cognate


mio padre mia madre e sorelle


mi saluti zio Alfio briaco. se la


Immacolata si porta bene come si portò

10

l'ultimo giorno che cero io che fece una


bella pulizia acasa se si porta cosi e brava


senò bastonate cosi ti sente saluto cici


che quello ti sente certo e poi tutti 3 con


vero cuore e te ti bacio

15

e sono tuo marito Pippi


e statti


tranquilla


per ora


niente di male tutto bene


La lettera presenta un andamento grafico lineare e tratti continui di grafia, tali da far supporre una certa confidenza con la pratica scrittoria. Il ductus appare nel complesso ordinato, se si eccettua una discontinuità nel solo verso, causata dalla mancanza di spazio bianco. Va tenuto presente che non sempre questi soldati disponevano facilmente di carta, per cui, una volta che erano riusciti a reperire il materiale per scrivere (o farsi scrivere) una lettera da inviare ai parenti, cercavano di utilizzare tutto lo spazio possibile (e impossibile), per cui nell'esempio troviamo una postilla aggiunta quasi sullo spazio dedicato all'indirizzo.

Per quanto riguarda la grafia i fenomeni che saltano subito all'occhio sono:

  1. l'agglutinazione causata dalla mancata percezione dei confini di parola, un fatto non solo grafico ma soprattutto fonetico (nel recto lanotteacalmata 5, limporta 6, cerosià 7, questanno 8, sofatto 10, esocesso 12, infamiglia 13, nel verso cero 10, acasa 11, senò 13); in particolare, acalmata, limporta, sofatto devono essere ricondotti al sostrato dialettale, mentre negli altri casi si tratta di concrezione dell'articolo;

  2. l'oscillazione tra maiuscola e minuscola (nel recto Poi 4, un'altra 9, nel verso in se 8), soprattutto dopo il punto e nonostante la punteggiatura molto più rara nel verso, il cosiddetto smarrimento interpuntorio dovuto a un trauma scrittorio; invece, nel verso cici 12 è riportato con la minuscola, poiché il fenomeno potrebbe essere ricondotto all'affettività verso l'oggetto di cui si parla;

  3. nel rigo 15 del recto, la parentesi viene aperta ma non chiusa, segno evidente della volontà di attingere a un registro stilistico più alto, pur conservando gli snodi fondamentali utilizzati dai semicolti, ossia la virgola, il punto e il tratto;

  4. assente in molti casi l'apostrofo per agglutinazione (recto limporta 6, cerosià 7, questanno 8, verso cero 10), e presente sorprendentemente in un'altra 9 del recto;

  5. la cancellazione della h nel verbo avere (recto o 11);

  6. la cancellazione dell'accento (recto e 2, purche 7, e 8, verso e 1, po 4, cosi, 11, cosi 12).

La fonetica presenta molti peculiari fenomeni di vocalismo:

  1. sincope nel recto in bisgnio 15, una possibile distrazione;

  2. nel recto querita 7, potrebbe essere una devianza grafica;

  3. il dittongamento o >io nel recto in sognio 10 e bisgnio 15, forse dovuto alla finale indistinta che caratterizza anche nel verso salute 5 e socere 6;

  4. la chiusura di |wo|> |o| nel verso in socere 6 e socera 6 sembra un fenomeno tipico del fiorentino, per cui o lo scrivente era in contatto con un fiorentino, oppure quello che finora abbiamo denominato scrivente non era affatto tale, ma un semplice dettatore analfabeta che si era affidato a un commilitone;

  5. nel recto socedere 13 ed esocesso 12 si tratta di una chiusura normalmente attestata da Rohlfs;

  6. nel recto fiche 11 potrebbe essere dovuto a sostrato dialettale.

Al contrario, pochi i fenomeni di consonantismo:

  1. perdita nell'occlusione nel recto ziunta 2;

  2. puramente fonetico il passaggio s>z nel recto in conzolato 4 e 8 e penziero 12;

  3. un fenomeno di ipercorrettivismo potrebbe essere g>k nel recto recoli 9 e nel verso spiecarmi 4, oltre che g>q nel recto querita 7.

Solo due i fenomeni morfologici peculiari: nel recto mi o sognate 11, che evidenzia l'estensione dal soggetto all'oggetto della desinenza del participio passato, e nel recto l'impersonale bisgnio 15 usato personalmente.

Presenti alcuni palesi anacoluti, tipici della lingua parlata: nel recto, cero io 7 e questi sogni li tengo 14, mentre, nel verso, è presente un “che” polivalente in che quello 13, e delle ridondanze pronominali ossia e te ti bacio 14 e statti tranquilla 16/17. Esiste un dubbio sulla funzione verbale nel recto di crescerti 9/10 e nel verso spiecarmi 4: le ipotesi sono due, o i verbi hanno funzione di imperativo presente, oppure potrebbe essere stato omesso il servile. Esistono anche esempi di scambio di preposizioni: nel recto in con penziero 12 e per malurio 14. Infine, per quanto riguarda la sintassi, uno strano fenomeno è rappresentato dall'articolo determinativo prima dei nomi propri di persona femminili, nel recto la Annunziata 4/5 e nel verso la Immacolata 8/9. Non si può credere che si tratti di servilismo linguistico: l'articolo determinativo prima del nome proprio di persona è tipico dei dialetti settentrionali, che hanno iniziato a essere considerati prestigiosi, a seguito del boom economico degli anni '60, poiché si individuava una zona di ricchezza, cui attingere anche in campo linguistico, nel triangolo Milano – Genova – Torino. Mentre prima abbiamo notato come potesse essere facile che il semicolto – tipo potesse attingere a fonetica o costrutti di tipo fiorentino o toscano in genere, questo non è possibile che accada con altri italiani regionali, a meno che non ci sia una base dialettale simile: il fiorentino è da sempre considerato la base dell'italiano per eccellenza, e quindi è imparagonabile a qualunque altro tipo di italiano regionale. Più che altro, l'uso dell'articolo può essere dovuto a una formula famigliare.

Il lessico è molto vicino a quello burocratico, sebbene presenti alcuni malaproprismi, dovuti a difficoltà nella comprensione di un diverso registro stilistico, oppure alla memoria dello scrivente che ha deformato certi termini considerati colti e letterari, avvicinandoli ad altri di uso più vicini al proprio vocabolario: nel recto conzolato 4 e 8 in luogo di “rassicurato”, querita 7 in luogo di “acquietata”, malurio 14 per “malaugurio”, nel verso invece troviamo due esempi lessicali che attingono dal dialetto, come come e rimasto 1 per “cosa ha provato” e briaco 8 che probabilmente sta per “alcolizzato”, ma non è detto, certamente viene utilizzato per far capire l'oggetto del discorso; quest'ultimo termine presenta la scomparsa della m- protasica dialettale per ipercorrettivismo.

Presenti alcuni snodi, per segnalare il cambio di argomento, quindi utilizzati con funzioni di punteggiatura. Molto ricorrente la congiunzione coordinativa e, oltre che la temporale poi, mentre nel verso è presente non altro 5, che assurge alla funzione di punto. La coordinazione asindetica non è molto utilizzata in questo tipo di testi, poiché si preferisce utilizzare la ripetizione ossessiva degli avverbi di tempo.

Colpisce la richiesta di notizie dei propri cari, oltre alla rassicurazione per la destinataria, comune a tutti i testi dei soldati: ognuno di loro ci teneva a che i parenti fossero tranquilli nonostante i pericoli quotidiani.

Abbiamo voluto enumerare questi fenomeni e spiegarli per un motivo: metterli a confronto con altri rinvenuti su testi “popolari” contemporanei. L'avvento di nuove tecnologie ha introdotto nuovi modi, sicuramente più veloci, di comunicare, ma spesso la velocità è accompagnata da testi che presentano fenomeni semicolti di ritorno, che potrebbero essere considerati “sgrammaticati”. Questi sono molto comuni nei blog delle ragazzine, dei giovani, che affidano a internet il loro diario segreto, che tale non è nell'immenso mondo dell'egocentrismo in espansione. Non vogliamo parlare di un ritorno dell'analfabetismo, ma certamente la pratica scrittoria di sms, che comportano un numero limitato di battute, ha deviato i ragazzi a imparare a scrivere in questo modo, a fronte di un insegnamento scolastico della grammatica, che è normativo, non dell'uso. Con l'avanzare, almeno nel parlato informale di ciò che Sabatini definisce “italiano dell'uso medio” (e che comporta, tra l'altro, anacoluti, dislocazioni a destra e a sinistra, che polivalente, avanzata dell'indicativo nel periodo ipotetico, ripetizioni e ridondanze pronominali), l'italiano parlato dagli adolescenti è ben lontano dalle formule provocatorie di un giovane Holden Caulfield, benché rifiuti (non a torto) modelli meramente normativi.

Il web pullula ormai di ragazzine pro – ana, che cercano di attirare l'attenzione, e di aspiranti giovani donne che trattano di griffes e sesso orale, di ragazzi che si lanciano in discussioni psudoartistiche o che scrivono pornografia ritenendola letteratura. Una delle differenze che saltano subito all'occhio tra il linguaggio dei blog e le lettere di soldati sono quelle sull'utilizzo dello spazio: mentre per i soldati ogni bianco possibile sul foglio andava inondato con informazioni, per i novelli blogger si gioca al risparmio. Un esempio tratto da http://nocina.splinder.com: “la mia CARISSIMA prog di ed fisica mi kiede di far vedere cm si fà il caricamento xil lancio del disco.. lo faccio e urla: "sedere in dentro!!" e io lo metto in dentro.. poi si avvicina e dice: "nn è in dentro!" e io ridendo: " prof ma il mio sedere è prosperoso" e lei seria davanti a tutta la classe: "SI, NN TE LO VOLEVO DIRE!"..... cioè.... anke la prof.. potrei anke riuscire ad ignorare mia madre ma ora le persone k mi dicono cattivarie crescono! MI VOGLIONO VEDERE MALATA”.

Maiuscole e minuscole qui sono utilizzate per sottolineare una determinata sfumatura, che possiamo quasi immaginare vocale, dato che i computer, non distinguendo tra maiuscole e minuscole, hanno fatto della maiuscola quasi una forma di maleducazione, un equivalente dell'urlo. Le abbreviature sono un fattore indispensabile di questo tipo di scrittura, sebbene a volte reggano su fatti fonetici, con la resa grafica c>k davanti ad a, o oppure u, o ch>k, che può essere un ottimo modo per distinguere l'occlusiva palatale sonora da quella velare. Il comedone diventa un must, presentando più punti rispetto ai tre della convenzione grammaticale, o a volte solo due, come Gsm insegna. Infine, anche se si tratta di un piccolo esempio, si trovano nel post refusi e ipercorrettivismi, dovuti a scarse conoscenze delle regole grammaticali e alla mancata rilettura.

In altri casi, la scrittura è enfatizzata da faccine disegnate con la punteggiatura combinata, le cosiddette emoticons, che servono a completare un senso ambiguo, che la comunicazione verbale non riesce a disambiguare per il lessico scarso o per l'inappropriato uso della sintassi. Un esempio tratto da http://puffa50special.splinder.com: “Buonaseraaa Come va la vita!? E' da un po' che non scrivo eh u.u La foto è di questa canzone perchè io credo proprio di amarla u.u Semplicemente. Comunqueeee.. Dai popolate un po' sto blog uff. E' triste vederlo coi, senza nessuno che lo legge..=( Comunque NOViTA': forse stiamo riuscendo a organizzare qualcosa per sabato sera. Speriamo daii. Ma se la gente che dovrebbe andare alla locanda sabato va al cinema io mi incazzo. Perchè va bene tutto, ma io voglio andare da tutte e due le parti u.u Comunque forse stiamo riuscendo in questa nostra opera di bene. Ieri notte ho sognato Daniele. Dio era cosi realisticooo *w* Eravamo su un divanetto, in un locale evidentemente. E parlavamo, a un certo punto fa, avvicinati. Io mi avvicino, e rimaniamo a due centimetri l'una dall'altro. Lui mi fa, dammi un bacio (molto affettuosamente xD), e ce lo diamo sulla giuancia, poi lui sposta il viso e me lo da sulle labbra”.

Oltre ai soliti refusi e le maiuscole usate a sproposito, esiste anche qui lo smarrimento interpuntorio, come nei soldati, che a differenza dei blogger, avevano, nel migliore dei casi conseguito la licenza elementare. Il periodo ipotetico è confuso e utilizza il modo indicativo.

Certo è che il web è una fonte inesauribile di realtà: anche stando in casa possiamo apprendere informazioni sui costumi, che si evincono dal contenuto e dall'oggetto dei diversi blog, ma anche sul livello di istruzione. Premesso che in Italia esiste oggi l'obbligo formativo fino ai 16 anni, ci si chiede come e perché la scuola fallisca nel diffondere certi modelli linguistici errati. E non si tratta di abuso del succitato “italiano dell'uso medio”, ma della diffusione di linguaggi che vengono meno alla funzione primaria della parola: la comunicazione. Per questa ragione certi linguaggi sono da considerarsi idioletti, lingue individuali, come se ognuno di noi fosse separato dall'altro e la bellezza dell'italiano sia scomparsa, sommersa, parafrasando un'espressione di Marco Ponti nel film “Santa Maradona”, da best seller da quattro soldi e libretti new age.

Ma quest'articolo non vuole essere una critica sterile all'isolamento dei linguaggi contemporanei: ritornare alla bellezza dell'italiano non vuol dire necessariamente rileggere Dante e Leopardi con occhi nuovi, o meglio, vuol dire farli rileggere dopo che si è invogliato i ragazzi ad altre letture, che siano più vicine a loro e che trattino temi a loro cari. Purtroppo, la letteratura italiana è sempre arrivata “in ritardo”, dove le altre letterature avevano raggiunto livelli straordinari, ma forse potremmo ripartire dal nostro postmodernismo, dalle parlate della borgata di Pasolini, alle pruriginose realtà di Moravia, finendo al neorelismo dissacrante di Calvino, e infine, per nominare almeno un vivente, all'ironia disarmante di Romano.

Insegnare la lingua italiana significa invogliare a leggere bene: i nostri nonni e bisnonni avrebbero voluto e in moltissimi casi non hanno potuto studiare, e allora perché non dovremmo considerare l'istruzione un privilegio da difendere? Le differenze, il nuovo che avanza non deve essere ostacolato, anzi gli dovrebbe essere data una collocazione consona che consenta una codificazione che sia almeno simile per tutti, ma accanto ad esso, deve pur esistere, il tradizionale, il canonico, il “corretto”, che serva a un'efficace comunicazione, orale ma soprattutto scritta.

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venerdì, 20 novembre 2009 at 23:39


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UNA TOP FIVE PER...

Questa top five è per una persona a cui tengo molto. Vediamo se indovina.

1. Paolo Conte, Sparring partner.

2. Pixies, Gigantic

3. Sonic Youth, Bull in the heather.

 4. Soundgarden, Black hole sun.

5. CSI, Lieve.

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venerdì, 20 novembre 2009 at 23:04


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FILM CHE HO VISTO (O RIVISTO ULTIMAMENTE). #5 BASTARDI SENZA GLORIA

Sarò impopolare dopo questo post, ma a me "Inglorious bastards" non è piaciuto, per molti motivi. Innanzi tutto, il buon Quentin Tarantino stavolta non si è nemmeno sforzato di curare la colonna sonora, che da continuamente l'idea del "già sentito". Oddio, secondo me, le sue colonne sonore sono eccessivamente sopravvalutate, tranne qualche eccezione (be', Nancy Sinatra in "Bang bang", "Misirlou", "Stuck in the middle with you" o la scoperta di April March in "Chick habit/Laisse tomber des filles"... chapeau, non ho parole).

La storia è bella, particolare, però, è stata trattata in maniera un po' statica e noiosa. Diciamo pure che mi sono addormentata, un po' come successe al cinema con "Apocalypse now redux", ma quelli erano altri tempi e ci si poteva anche permettere di realizzare un film lento. 

Un gruppo di ebrei diventano i bastardi senza gloria, punitori impuniti di nazisti. Ho notato tra di loro uno degli attori di "Dawson's creek" e non capisco come si faccia a ingaggiare attori con un simile curriculum: chiunque guardi la serie li associerà inevitabilmente e indelebilmente ai personaggi cretini del telefilm (tutti tranne Pacey, lui sì che era qualcuno). Il tutto dietro a una storia di vendetta che ricorda moltissimo "Kill Bill".

Il mio voto è 7, giusto perché Tarantino non si smentisce, ma, se devo essere sincera, non sono soddisfatta. Ma chi può dire se il mio giudizio non cambierà? All'inizio non mi piaceva neppure "Jackie Brown", che ora considero il suo migliore. Per motivi diversi, certo. Al film con Pam Grier inizialmente contestavo l'assenza di azione, qui di azione ce n'è tanta, ma perché mi sono addormentata?

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giovedì, 19 novembre 2009 at 16:33


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LE INTERVISTE IMPOSSIBILI #4: MARIDA LOMBARDO PIJOLA

(articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno)

Marida Lombardo Pijola a Maglie per parlare con i ragazzi del suo libro. Intenso incontro di presentazione ieri di L'età indecente (Bompiani), organizzato dal Cif. La scrittrice è entrata nello storico liceo «Francesca Capece» ammirandone la bellezza e la signorilità architettonica. Una folla di teenager l'hanno attesa ponendole tanti quesiti sorti dopo la lettura del libro. La scrittrice ha anche ricordato con un sorriso il breve periodo nel 1979 quando era alla redazione di Lecce de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Signora Lombardo Pijola, ci sono differenze fra le sofferenze degli adolescenti del Sud e di quelle dei pari età del Nord?
«Non esiste una mappatura di questa deriva che diviene ogni mese più precoce. Il disagio adolescenziale colpisce tutte le zone d'Italia e le classi sociali con gli stessi fenomeni: la trasgressione come unità di misura del loro travestirsi da adulti, il proiettare il loro essere su uno schermo, gli attacchi di nientite, come il protagonista del libro chiama il proprio nichilismo. Per noi è un'emergenza estrema, radicale, ma dal punto di vista dei ragazzi è ordinaria».
Esiste una soluzione al problema e quali sono le cause?
«Ho fatto solo un lavoro di riflessione, individuando nella famiglia la causa di questo sbando. Ma proprio la famiglia potrebbe essere un nuovo punto di partenza. Il corto circuito comincia lì e comunque si potrebbe cercare una via dÂ’uscita attraverso il recupero di ciò che si è perso, come la tenerezza, l'attenzione, l'accoglienza, la capacità di ascolto. Nel perdere loro stessi questi ragazzi smarriscono la memoria di ciò che eravamo e le ambizioni scadenti divengono business che lobotomizzano le loro menti allontanando il valore della cultura».
Allora si potrebbe ripartire da un libro, anche da questo libro, per recuperare il mondo degli adolescenti che hanno perso la rotta, attraverso tematiche che li riguardano in prima persona?
«Gli adolescenti non leggono perché la lettura è esperienza individuale e loro hanno paura di trovarsi da soli in una qualunque esperienza che li isoli dal gruppo, dal branco. E così prendono maggiormente le distanze, anche attraverso linguaggi elitari, il turpiloquio e gli sms, da questo mondo in cui non si riconoscono più».
Eppure, fuori ad attendere la scrittrice c'erano tanti ragazzi. Forse una speranza c'è.

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martedì, 17 novembre 2009 at 15:11


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FILM CHE HO VISTO (O RIVISTO) ULTIMAMENTE. #4 CORALINE E LA PORTA MAGICA

Quando Neil Gaiman ha scritto il romanzo da cui è stato tratto "Coraline e la porta magica" non ha davvero pensato a sua figlia, come ha detto di aver fatto nelle interviste rilasciate dopo l'uscita del film di Henry Selick. Non ha pensato neppure a sé stesso da bambino. Altrimenti non lo avrebbe scritto così, "Coraline" è troppo spaventoso, a differenza di "Nightmare before Christmas", in cui Jack Skeleton, "fantasma re" è il buono che deve fare un percorso interiore.

A me "Coraline" è piaciuto molto: una ragazzina che penetra in un mondo parallelo da una porticina nel suo salotto, dove scoprire che la felicità ha comunque un prezzo, che nella realtà è l'impegno, nell'altro mondo (non inteso come aldilà) è addirittura la propria anima.

Il luogo governato dall'altra madre è addirittura più spaventoso di qualunque Loggia Nera o fogna in cui dimora il pagliaccio It. Anzi, sembra strano che non abbiano trovato un personaggio da far doppiare a Jack Nicholson. Voto 7 e 1/2.

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lunedì, 16 novembre 2009 at 14:20


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FILM CHE HO VISTO (O RIVISTO ULTIMAMENTE). #3 BRUNO

Vergognamoci per lui. Sacha Baron Coen ritorna sul grande schermo per proporci un terribile lungometraggio fatto di finte candid e volgarità a go - go dal titolo "Bruno". Il film vuole insistere sulla vacuità delle celebrities, ma finisce per diventare una sequela di disarmanti gag a sfondo sessuale, facili e a buon mercato. Bruno è un modello, gay e sicuro di sé, che perde tutto a causa di uno scivolone nel programma tv che conduce. Da quel momento cercherà di riprendersi la popolarità perduta con ogni mezzo, anche cercando di diventare eterosessuale.

"Borat", sebbene non sia stato tecnicamente un grande film, era innovativo perché metteva a nudo il nostro razzismo latente, facendoci ridere di povertà e arretratezza culturale. Quello che ci scandalizza qui, invece, non è l'omosessualità del protagonista, tratteggiato in maniera parodistica ed eccessiva, ma il concetto di ironia che ha perso il suo valore, insistendo su falsi luoghi comuni triti e ritriti.

Vedendo "Bruno" viene voglia di rivedere "Sweeney Todd" di Tim Burton. Così, giusto per vedere Baron Coen ammazzato dal barbiere tagliagole del musical. Voto 3.

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domenica, 15 novembre 2009 at 18:05


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FILM CHE HO VISTO (O RIVISTO) ULTIMAMENTE. #2 BASTA CHE FUNZIONI

"Basta che funzioni" di Woody Allen è un film molto piacevole, ma non ha nulla a che vedere con i suoi capolavori. Devo dire che avevo parecchie aspettative su questa pellicola, soprattutto dopo aver visto "Vicky Cristina Barcelona", estenuante tortura costatami non pochi neuroni, per cosa poi? uno sketch intelligente sul finale. Uno solo. Va be', parlerò di questo in un altro post.

"Basta che funzioni" parla di un vecchio genio incompreso, senza fede e misogino. Ancora una volta, come succede già da un po' di anni, Allen affida i suoi personaggi autobiografici ad altri attori, stavolta è Larry David, per la verità molto efficace a emulare lo stile di Allen.

Il film si fa guardare, anche se, osservando meglio, esiste una parvenza della grandezza di un Allen che fu: anche il tentato suicidio del protagonista, ricorda quello riuscitissimo del filosofo ebreo che era "uscito per la finestra" in "Crimini e misfatti". Potete anche vederlo, ma non intristitevi se vi viene in mente la teoria di Sick Boy. Voto 7+. 

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domenica, 15 novembre 2009 at 17:50


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FILM CHE HO VISTO (O RIVISTO) ULTIMAMENTE. #1 GHOST WORLD

Non credevo sarebbe stato così bello rivedere "Ghost world", un film diretto da Terry Zwigoff. L'avevo visto un po' di anni fa in lingua originale (in realtà, la traduzione fa perdere molto), e lo ricordavo in un certo senso così, con la sua bellezza delicata. "Ghost world", tratto dall'omonimo fumetto, parla della transizione tra l'adolescenza e l'età adulta di Enid, neodiplomata alle prese con  un corso di recupero estivo in arte, una grande amica con cui prendere casa, un mito fallito, un padre con una compagna al limite del ridicolo e dei lavori inadatti al suo temperamento. Sfoggiando abiti impossibili e paia di occhiali in numero infinito, Thora Birch (meno suggestiva in "American beauty") riesce a farsi interprete di una generazione che non trova collocazione nei miti della popolarità e del conformismo. Un grande Steve Buscemi completa il suo repertorio di personaggi: l'insignificante giocatore di bowling, la comparsa Buddy Holly, il poeta fallito che diventa rapinatore, il cinico mister Pink, solo per citare alcuni tra i più celebri, e ora il fallito amante dei vecchi dischi blues.

La cosa che più affascina questo film è la sottile metafora: il mondo vuole l'ipocrisia e rifiuta tutto ciò che è sincero, accetta la mediocrità e rigetta il talento, e infine sbeffeggia l'odio nutrendosene.

Interessante un dialogo sul razzismo tra i due attori, che ricalca un po' l'argomento già trattato nel post in cui si parla di Bamboolzed di Spike Lee:

Enid: "Non capisco. Dici che è meglio adesso?".
Seymour: "Immagino che sia meglio adesso. Le persone si odiano ancora, solo che lo nascondono meglio".

Voto: 8.

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martedì, 10 novembre 2009 at 17:21


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Nelle piume dei corvi
c'è l'essenza di una storia
non raccontata,
senza futuro anteriore:
dannarsi nel fuoco
per un'oscura maledizione della mente,
avere le ali di un angelo
ma non poter volare.

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